Il silenzio di ieri di Dejanira Bada

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Quando mi trovo in un periodo particolarmente pesante, doloroso, difficile, noto che sono più portata a leggere temi intensi, profondi o che rispecchiano il mio stato d’animo. Difficilmente sento il bisogno di svagarmi, alleggerire la mente. Come se volessi immergermi nell’oceano delle mie sensazioni ancora più profondamente.

Tempo fa, tra i vari suggerimenti di libri che acquisto online, mi attira subito la copertina di Il silenzio di ieri . Una donna di spalle, di fronte al mare. Edito da Koi Press,  una casa editrice che non conoscevo prima e io amo scoprire nuove letture che restano nel margine, non quelle che spiccano sempre in vetrina. Leggo velocemente la trama e decido di prenderlo.

Appena arrivò il pacco contenente il libro, non lo lessi subito. Lo riposi in libreria, nello scaffale dei libri in attesa di essere scelti. O che mi scelgono.

L’altro giorno, ho sentito che era arrivato il momento di leggerlo.

Cattura

Più che un libro, è una sorta di diario in cui Virginia, la protagonista, racconta della dolorosa perdita del marito, dopo una lunga malattia.

Scrive ciò che prova, che sente, rivolgendosi direttamente a lui. Sì, perché per lei quello non è un semplice diario. È come se, scrivendoci, ritrovasse poco a poco la presenza del marito.

L’autrice accompagna il lettore nel vortice dei pensieri della protagonista, si immerge nel dolore incessante di Virginia, nella sua voglia, nonostante tutto, di sopravvivere.

Cattura

“Mi sento sempre dilaniata. Sono sempre stanca, e riesco a essere attiva di giorno solo perché l’ansia mi tiene attiva. Non sono io, è il mio cuore che mi tiene in vita”

Virginia alterna momenti di totale sconforto, solitudine, disperazione a momenti in cui cerca di reagire, scacciando il dolore con rabbia.

La protagonista metterà a nudo la sua anima, confessando anche cose che il marito di lei non sapeva…

Questa perdita cambierà drasticamente la vita di Virginia, e il lettore si sentirà travolto da questo suo fiume in piena.

È una lettura dolce e amara, che mi ha fatto commuovere e che pone interrogativi importanti, sulla vita, la morte, sui rapporti, sulle cose date per scontate, sulle parole dette e non dette.

Cattura

“Come farò quando non ci sarà più neanche il tuo odore sulle cose, quando non ci sarà niente di te?”

 A CURA DI LUCREZIA MEDICI

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Ti Racconterò una storia di Maria Teresa Ciaffaroni

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“Il racconto era l’estremo dono che genitori e nonni potevano affidare dove le risorse materiali mancavano.
Nutrendo il sogno, inventando la speranza e insegnando la pazienza donavano i figli alla vita, come semi di
un futuro che osa germogliare in qualunque presente”

(Annamaria Quarantotto – Cacciatori di favole)

Mentre ascolto ‘Spirit Bird’ di Xavier Rudd, inizio a raccontare le sensazioni suscitate alla mia anima dall’illuminato quanto semplice ed essenziale libro di Maria Teresa Ciaffaroni, Ti racconterò una storia: dopo averlo letto con passione, il mio cuore e i miei ricordi tornano a mia nonna, alle tante cose che aveva da raccontarmi e che solo in parte ho colto. Alle tante volte che lei iniziava a parlare ed io, pur con affetto e simpatia, la salutavo scappando verso le mie cose avvolto da pensieri ‘moderni’ e per questo confusi. Quanto vorrei ascoltarla oggi!

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L’autrice ci fa tornare ad un mondo passato, con la forza di chi pretende che quei valori non vengano dimenticati: per questo, ci regala i suoi ricordi di bambina che trascorrendo le vacanze estive nel paesino d’origine sull’ Appennino Centrale rimane incantata mentre ascolta i racconti della nonna. Per anni anche lei li ha dimenticati nell’inconscio, quei racconti. Diventa adulta, vive in una grande città e si dimentica della
promessa fatta alla nonna (prendersi cura della casa in cima a quella collina). Ma poi, in un momento difficile per la sua interiorità e tragico per l’abbandono di quel borgo dopo i terremoti del 2016/2017, le sue radici tornano ad abbracciarla con forza. E lei sente di voler fare qualcosa, perché non vuole dimenticare quel mondo fantastico (seppure carico di sofferenze). Allora riscopre le sue origini, se stessa, la sua infanzia, il senso della vita.

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Tornando quella bambina sognatrice e libera, decide di far riemergere quei racconti, quelle fiabe con cui la nonna la incantava. E ne fa un libro. Soprattutto lo dona alla sua bambina. Libro composto da 63 racconti, fiabe, leggende della saggezza popolare che fanno respirare aria pura, vita vera, ci donano una lucina in fondo ad un tunnel buio. Perché in fondo la vita è sempre uguale, il problema è che oggi non sappiamo più interpretarla. I racconti semplici della Ciaffaroni ci riportano all’essenziale. E al vero senso. Splendide, in quanto scritte con il cuore grondante sangue e amore, la lettera iniziale che l’autrice scrive alla sua bambina Annamaria e la postfazione.

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“Un mondo che non c’è più, Annamaria, con mestieri spariti e arnesi che si trovano solo nei musei. Un mondo in cui bisognava combattere contro la penuria e il bisogno. Un mondo in cui il cibo non era mai abbastanza o abbastanza vario. Un mondo in cui si capiva molto presto che per sopravvivere bisognava darsi da fare. Un mondo che….Starà a te scoprire che mondo era. Non so se ti piacerà. Quel che conta è aver tentato di ricrearne almeno un minuscolo tassello”

(Maria Teresa Ciaffaroni – Ti racconterò una
storia)

A cura di Domingo Lupi

L’anno del pensiero magico di Joan Didion

 

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Questo è uno di quei libri che considero necessari. La sua lettura obbliga il lettore a scavare all’interno di sé, a riflettere, porsi interrogativi sulla vita e la morte. Questo libro è vita, quella vera.

Joan Didion, in questo scritto, narra la sua vita più intima e sconvolgente.

Qualche giorno prima di Natale, Joan e suo marito John, rientrano dall’ospedale in cui è ricoverata la loro unica figlia, Quintana. Sembra che abbia una banale influenza, ma il tutto si aggrava, portando i genitori ad affliggersi con mille dubbi.

Il 30 dicembre, improvvisamente, John durante una normale cena con la moglie, si accascia sul tavolo e muore in pochi minuti, di fronte all’impotenza di Joan.

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Da qui, inizia per Joan ciò che lei definisce l’anno del pensiero magico, l’anno del lutto.

Avevo bisogno di star sola perché lui potesse tornare indietro.

Questo fu l’inizio del mio anno del pensiero magico

Il dolore dell’aggravarsi della figlia e la conseguente perdita, così improvvisa, del marito, faranno cadere Joan in un turbinio di pensieri, emozioni e sensazioni da cui è difficile uscirne.

La vita cambia in fretta.

La vita cambia in un’istante.

Una sera ti metti a tavola e la vita che conoscevi è finita

La vita è imprevedibile, ed è proprio in queste circostanze che ci pone davanti agli interrogativi sulla morte, sulla malattia, sulla sfortuna o fortuna, sulla fragilità di noi uomini.

È l’anno in cui Joan ripercorre a ritroso i ricordi che la legano a John, affronta il lutto non accettando che sia accaduto.

Il lettore, entra con lei di getto nella sua vita, sente la sua sofferenza, si ritrova nei suoi pensieri più profondi.

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Quando si affronta una perdita, i pensieri spesso sono irrazionali. Non si metabolizza da subito che quella persona non tornerà. Joan, mette su carta le sue sensazioni e le rende condivisibili, reali, vere e autentiche.

Non potevo dare via il resto delle sue scarpe.

Rimasi lì, per un momento, poi compresi perché: avrebbe avuto bisogno di scarpe, se doveva tornare.

Riconoscere questo pensiero non servì assolutamente a sradicarlo

Questa lettura mi ha stravolta e nello stesso tempo accompagnata nell’affrontare due momenti precisi della mia vita.

Tanti anni fa, per la perdita di mio nonno, una colonna fondamentale per me, dopo un calvario durato 8 anni.

E, recentemente, per due perdite importanti.

Il mio maestro di karate, considerato parte della mia famiglia e, non meno importante ma in ordine cronologico, di mia nonna paterna. Quest’ultima perdita, mi ha colpita come una doccia fredda e per questo fatico tuttora a rendermi conto della situazione.

Non amo parlare di me stessa, soprattutto di questioni così private. Ma questo libro, fa sentire supportati, accompagnati, compresi. E, per il tema trattato, mi porta ad aprirmi anche su queste mie esperienze così personali.

Joan ha messo su carta ciò che ognuno di noi attraversa nella vita, scoprendo la sua anima più autentica. Per questo lo definisco a inizio recensione un libro necessario. Da avere, da leggere, da riprendere in mano e sfogliarlo ogni volta che ne sentiamo la necessità.

La mia amica Jessica ha definito questo libro, un libro-medicina. Concordo pienamente. Questo è uno di quegli scritti che, letto nel momento del bisogno, dona grande sollievo.

Com’è potuta accadere una cosa simile quando tutto era normale?

Joan, non solo deve affrontare il lutto per la perdita del marito, ma deve continuare a lottare per la sua unica figlia, che subirà continui ricoveri e che non sa ancora della tragica sorte di suo padre…

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È una lettura disperata, che vi farà versare molte lacrime, ma vi farà anche riflettere.

È un libro su quelle certezze della vita che sembrano immutabili, ma che invece si consumano come una candela.

È uno scritto sui ricordi, perché con essi teniamo dentro al cuore le persone a noi care. E da lì, non se ne vanno.

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A CURA DI LUCREZIA MEDICI

Senza mai arrivare in cima di Paolo Cognetti

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“Camminare riduceva la vita all’essenziale: cibo, sonno, incontri, pensieri. Nessuna invenzione della nostra epoca ci serviva a qualcosa, mentre camminavamo, se non un buon paio di scarpe e, nel mio caso, un libro nello zaino. Da settimane vivevo di riso, lenticchie, verdura, qualche volta uova e formaggio, il mio Leopardo, il mio quaderno, i miei amici. Ancora più che riuscire a farcela con così poco, era sorprendente accorgermi che non avevo desiderio d’altro. Solo quando ci fermavamo insorgevano il bisogno, la nostalgia, le aspirazioni, tutti i vuoti da riempire”

Per me leggere Cognetti è come sentirmi a casa, in pace con me stesso e la mia anima. I suoi ritmi lenti, il suo incedere educato, quasi a voler entrare in punta di piedi nella vita di noi lettori, la sua ritrosia a cercarne lo stupore a tutti i costi, la capacità di scalfirne la corazza e le maschere cittadine parola dopo parola, la sua volontà di scrivere non per conquistare o impressionare ma per accompagnare la crescita di ognuno di noi, ne fanno un uomo d’altri tempi: ad essere sinceri, in Senza mai arrivare in cima manca la forza rivelatrice di Le otto montagne, manca il suo sguardo da fanciullo e da adolescente che permea l’opera vincitrice del Premio Strega. Eppure in Senza mai arrivare in cima lo stile è inconfondibile: diario semplice ed essenziale del viaggio sull’ Himalaya con gli amici Nicola e Remigio. Ma senza raggiungere nessuna cima. Perché “perderai qualsiasi cosa tu abbia creduto di guadagnare, impara che ben più prezioso della vetta è il sentiero. Trova un senso in ogni passo. Dentro questa concentrazione”.

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Chi ama la montagna, nei suoi libri riconosce se stesso e le proprie esperienze:

“A quella purezza ne corrispondeva un’altra dentro di me, era questo il pensiero a cui stavo cercando di dare forma: il vento, il torrente, la luce, la pietra, erano la stessa sostanza del mio sangue, delle mie fibre, dei miei organi, e li mandavano in risonanza così come il tamburo del monaco aveva scosso le mie membrane. Bum,bum,bum: io sono fatto di questo, di questo, di questo. La montagna mi conduceva all’essenziale”

Un respiro di vita: se dovessi riassumere Senza mai arrivare in cima lo definirei così. Una lettura capace di farci sentire al suo fianco, senza gloria o magnificenza. Ma semplicemente alla ricerca di un po’ di purezza; quella “purezza a cui accediamo, o abbiamo l’illusione di accedere salendo alla quota degli elementi, si inquina in fretta tornando tra li uomini, e con lei si intorbidisce la chiarezza di pensiero”.

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Senza mai arrivare in cima è uscito nelle librerie il 6 Novembre 2018, io ho iniziato a leggerlo il 7 Novembre, stessa data in cui un ecografista caro amico mi ha diagnosticato un grave ispessimento del tendine rotuleo intimandomi l’addio alle mie escursioni. Ecco perché leggerlo è stato come fissare nostalgicamente nel mio cuore l’odore e il mistero delle montagne. Sperando che si tratti solo di un arrivederci. So che loro mi aspetteranno…

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A cura di Domingo Lupi

Accendimi di Marco Presta

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Non conoscevo Marco Presta come scrittore e devo dire che Accendimi è stata una piacevole sorpresa. Non so perché, forse è il forte femminismo insito in me, ma quando scopro uomini che sanno descrivere bene i sentimenti delle donne mi stupisco e ne sono contenta. In fondo, significa che non siamo così difficili come vogliono farci credere! La nostra protagonista è Caterina, una pasticcera con il classico carattere da crocerossina, che vive in balia degli eventi che la investono. La sua vita scorre come sempre: un lavoro che le piace, delle amiche passive, Gianfranco, un compagno ‘piatto’ e Vittorio, un fratello ingombrante. Nelle sue giornate, condite da Sacher e Millefoglie, arriva a fare capolino una vecchia radio e, quando Caterina decide di metterla in funzione, la sua vita prende una piega completamente diversa.

Si chiedeva com’era arrivata a quel punto, una domanda che tutti ci poniamo almeno una volta nell’arco della nostra esistenza: sono pochissimi quelli che sanno fornire una risposta”

Questo è un pensiero fisso nella mente della nostra protagonista e anche lei, come milioni di persone, non trova una risposta. Personalmente, cerco di diffidare sempre da chi mi dice di non essersi mai trovato in una situazione del genere, perché credo che sia un passaggio della vita che, bene o male, investe ognuno di noi. In questo caos, Caterina trova sollievo nella radio. Non so quanti di voi amino questo vecchio aggeggio, ma nelle mie giornate è sempre presente e, quando avverto un po’ di solitudine, c’è sempre lei a farmi compagnia.

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Caterina aveva un fratello, più grande di lei di cinque anni. Un cespuglio d’ortica rigoglioso, quasi una siepe. Il suo nome era Vittorio e da sempre costituiva una mina vagante nella sua esistenza. (…) Mai una volta che si fosse fatto vivo solo per chiederle ‘Come stai?’. Ad ogni sua apparizione nasceva un problema da risolvere”

La lettura di Accendimi l’ho condivisa come sempre con la mia Lu, ma questa volta, la mia mamma ci ha precedute. Quando lei lo ha terminato mi ha detto: ‘Vedrai che ti ritroverai in molti punti, soprattutto su uno’. Ecco, questo è il ‘macigno’ che condivido con la protagonista. Un fratello ingombrante può creare dei danni inimmaginabili e per Caterina saranno guai. In questo momento sorrido e spero di non fare anche io la stessa fine… o forse sì?!?

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L’esistenza di Caterina è attraversata da tanti personaggi, alcuni avrete voglia di prenderli a schiaffi, e Vittorio sarà uno di questi, mentre altri avrete voglia di averli nella vostra vita, come Shu. Un romanzo che, in chiave ironica, affronta mille tematiche: dall’amore, alla famiglia, passando per l’amicizia. Un finale inaspettato, che, lì per lì, mi ha lasciata un po’ perplessa. Poi ho deciso di confrontarmi con altri che lo avevano letto e ho capito che ci sono svariati modi per interpretare quella che è stata la scelta di Caterina. Una scelta che, comunque la si voglia interpretare, ha un sentimento di fondo: l’amore.

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Il nostro momento imperfetto di Federica Bosco

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Aspettavo questa nuova uscita di Federica Bosco con ansia e quando finalmente è arrivato il momento mi sono sentita eccitata come una bambina davanti ad un negozio di dolciumi. Il nostro momento imperfetto è il titolo che la mitica Fede ha scelto per questa sua opera e anche qui, come in Ci vediamo un giorno di questi, si vede la maturità raggiunta della scrittrice. Lo so, sono di parte perché amo follemente la Bosco, ma cercherò di essere il più obiettiva possibile. La protagonista è Alessandra, una donna sulla soglia dei quarant’anni, che crede di vivere una vita semi perfetta, fatta di cose semplici: un lavoro, un compagno, una famiglia e gli amici. Tutto fila liscio fino a quando un tradimento, o forse più tradimenti, sconvolgono la sua esistenza. In un attimo Alessandra si sente voltare le spalle da tutti, tranne che da due nipoti un tantino nerd che le donano la forza e il coraggio di andare avanti. Un romanzo che tocca i temi più vari, dall’amicizia all’amore, passando per i difficili rapporti con i familiari che ognuno di noi vive ogni giorno, perché ormai abbiamo capito che il Mulino Bianco esiste solo in televisione.

A quasi quarant’anni non ti aspetti che un colpo di fulmine ti trafigga su un terrazzo che affaccia su una fabbrica di infissi a Torino, mentre fumi una sigaretta a una cena di colleghi dell’università. (…) A un certo punto lo spessore dei sogni si assottiglia, e te lo fai andare bene, perché sai che ridimensionare fa parte della crescita”

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Questa è Alessandra, ma potrebbe essere una delle tante donne che, arrivata ai famosi 40, cerca di fare un bilancio della sua vita e si accontenta. Ecco, è proprio con l’accontentarsi che tante volte si creano dei danni inimmaginabili. Non so voi, ma io mi sento esattamente come la nostra protagonista e, andando avanti con la lettura mi sono proprio immedesimata in lei. Qualche volta, a dire la verità, ho anche avuto un istinto omicida nei suoi confronti. Non sono entrata nella sua gelosia che ho reputato un po’ troppo eccessiva, soprattutto a quarant’anni, ma questa si sa, non varia in base all’età.

Sono ancora piena di rabbia e rancore, sento che mi ha strappato qualcosa, sento che non potrò fidarmi mai più di nessuno. Per colpa sua sono diventata una persona peggiore e non posso perdonarlo per questo”

 

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Non so se avete mai vissuto questa fase dell’abbandono, ma vi assicuro che il rancore è duro da digerire. Nel mio piccolo sono ancora immersa in questo rimuginio e se riuscissi a perdonare gli altri vivrei un’esistenza molto più tranquilla. Tornare a fidarsi di chi ti circonda è difficile, ma qualche volta la speranza torna a fare capolino e il cuore che sussulta ci fa sentire ancora vivi, terribilmente vivi.

Da piccola non avevi scelta: per sopravvivere dovevi essere quella affidabile, che non dava problemi, ma che prezzo hai pagato? (…) Nessuno si era mai preoccupato davvero per me, perché Gaia aveva sempre assorbito tutto l’ossigeno disponibile”

Gaia è la sorella di Alessandra, due universi opposti, ma con lo stesso Dna. Quanti hanno la fortuna di avere sorelle o fratelli “normali”, non si rendono conto di cosa significa dividere l’esistenza con una vera e propria bomba ad orologeria. Se penso alla mia situazione, credo che ci potrei scrivere un’intera enciclopedia. Alcune persone nascono con un’energia nel sangue che le porta solo a classificare guai, che poi tanto ci sono gli altri a risolverli, perché gli altri, in fondo, non hanno mai creato problemi.

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Era questo che intendevo per essere una coppia: starsi vicino quando sei nella merda, che davanti a un tramonto e a uno spritz sono buoni tutti”

Questa frase credo che sia la più vera in assoluto. Questo è quello che consiglierò a mia nipote quando avrà l’età giusta per innamorarsi. Non so quanti di voi abbiano collezionato storie sbagliate, uomini o donne che, davanti ad un problema, se la danno a gambe. Credo che rialzarsi da cadute del genere sia difficile e che si finisce per non fidarsi più di nessuno. Persone del genere non dovrebbero mai iniziare una relazione, perché l’alcool prima o poi porta alla cirrosi.

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Continuavo a provare a costruire, ma poi qualcuno smantellava, ricominciavo a mettere su i mattoni e questi venivano buttati giù. I miei castelli di carte erano sempre più precari e delicati e io avevo sempre meno energie”

Alessandra vive quel periodo particolare che, chi più chi meno, ha provato sulla sua pelle. Quei momenti difficili, in cui fai difficoltà a vedere la luce in fondo al tunnel. Quei periodi neri, in cui più ti affanni a ri-costruire, e più tutto crolla.

Il nostro momento imperfetto di Federica Bosco è un romanzo di speranza, perché Alessandra è ognuna di noi. Perché se ce l’ha fatta lei, ce la possiamo fare anche noi e perché il tradimento, anche se duro da accettare, fa parte della vita, ma nei ‘momenti imperfetti’ dobbiamo sempre riuscire a scorgere un piccolo raggio di sole.

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Le ho mai raccontato del vento del Nord & La settima Onda di Daniel Glattauer

Daniel Glattauer

L’avventura con questi due romanzi di Daniel Glattuer è partita, sia per me che per la Lu, un po’ in sordina. Appena abbiamo aperto Le ho mai raccontato del vento del Nord, ci siamo chieste: ‘Ma andrà avanti così fino alla fine?’ E sul finire chi siamo dette: ‘Speriamo che anche La settima Onda‘ sia scritto con la stessa forma’. I nostri protagonisti sono Emmi Rothner e Leo Leike, due perfetti sconosciuti che, a causa di un errore di digitazione nell’indirizzo mail, iniziano una fitta corrispondenza. Ora, da amante delle vecchie e lente lettere, non mi sono mai soffermata sull’utilizzo delle mail come se fossero una vera e propria corrispondenza cartacea. Per me, la ‘lettera digitale’ è sempre e solo servita per comunicazioni di servizio e beghe lavorative. Questi romanzi mi hanno dimostrato che non è così, che anche il postino digitale può portare delle belle sorprese. La nostra Emmi infatti, invece che inviare la classica mail di disdetta all’indirizzo giusto, si troverà ad inviarla al sarcastico Leo. Così avviene l’incontro tra due vite opposte, così due sconosciuti iniziano a raccontarsi. Emmi, sposata e mamma di due figli, è completamente immersa nel suo ménage familiare, mentre Leo, scapolo e con l’ennesima storia finita male alle spalle, si divide tra il lavoro e un buon bicchiere di vino, l’unica compagnia che trova a casa al suo rientro.

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Nella vita reale, se vuoi riuscire, se vuoi resistere a lungo, devi sempre arrivare a un compromesso con la tua emotività: QUI niente reazione esagerata!”

Questa è Emmi, che si rende conto di come questo rapporto epistolare rappresenti un’ottima via di fuga dalla ‘sua’ realtà. L’emotività, nella maggior parte dei casi, a meno che non sappiate recitare alla perfezione, nei rapporti face to face viene sempre a galla. Dietro lo schermo del pc, tutto diventa più semplice, nessuno ti fissa negli occhi, nessuno può vedere ciò che veramente sei e provi. Questo è uno dei motivi che mi ha spinto ad aprire questo blog. Io, la timidezza fatta persona, avrei potuto scrivere senza essere riconosciuta da nessuno. E poi… e poi è arrivata Lu che, senza saperlo, mi ha detto: ‘Ma dietro ‘Libri: medicina per il cuore e per la mente’ ci sei tu?’. Vi dico solo che quando ho letto questo suo messaggio sono diventata rossa, ho avuto le cosiddette ‘caldane’ e poi le ho raccontato la verità. Lei mi ha capito e mi ha mandato un abbraccio virtuale.

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Il classico destino delle donne: credono di avere sempre bisogno dello stesso tipo per correggere ‘l’errore della prima volta’. Ogni errore successivo, però, le lega ulteriormente a quel tipo”

Le donne, un universo complesso che, almeno secondo il mio parere, avrebbero solo bisogno di comprensione e ascolto, doti che, nella maggior parte dei casi, gli uomini non hanno. Voi credete in questo ‘classico destino delle donne’? Io molto e, nei vari errori che ho commesso nella mia vita– non potrei chiamarli diversamente – ho notato che il tipo di uomo incontrato è sempre stato lo stesso. E, ad ogni storia finita, mi son chiesta: ‘Ma tutti uguali me li trovo?’. Ecco, vi evito i vari epiteti con cui li ho chiamati perché inizierei una lunga, lunga lista. Questo è anche uno dei vari motivi che mi ha spinto a prendere la mia vita da ‘zitella’ con un sorriso sulle labbra. Cosa cerca Emmi da questa fuga dalla realtà? E Leo cosa vorrebbe? Un rapporto nato per caso, che riesce ad avere una profondità che i legami reali, spesso, non hanno. È possibile? Credo proprio di sì. A me è capitato una sola volta nella vita e vi dico che ancora conservo quella mail che mi descrive alla perfezione. Un uomo molto profondo, che mi conosceva soltanto di vista, mi scrisse una mail in cui descriveva tutto il mio animo. All’epoca, fidanzata da anni, mi chiesi: ‘Ma il mio compagno avrà mai visto tutte queste mie sfumature?’. No, non le aveva minimamente notate, ma ero talmente ostinata che quella mail non mi distolse dall’errore, mi spinse solo a perseverare e ad ottenere l’ennesimo fallimento.

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Non è facile scrivere del seguito del libro ‘Le ho mai raccontato del vento del nord’, senza svelare nulla. Mi sono confrontata varie volte con Fabri su come affrontare questa recensione, come impostarla per rimanere ‘tra le righe’ e non rovinare il proseguimento della vicenda. Ci proverò ugualmente! Ed eccoci al libro: il primo, ci ha lasciate con l’amaro in bocca. Io e Fabri ci siamo scritte dicendoci ‘Non può finire così!’ e, per questo, siamo corse a leggere il seguito ‘La settima onda’. Non amo molto le trilogie e i seguiti, parto sempre prevenuta pensando che la storia si possa tramutare e da particolare, diventare banale. ‘La settima onda’, mi ha fatto ricredere. Ho amato molto la trasformazione dei personaggi. Emmi, con determinazione e dopo tanti tentativi, riprende i rapporti con Leo, interrotti proprio a causa del trasferimento dell’uomo a Boston, dove avrebbe voluto iniziare una nuova vita e concedersi, finalmente, una relazione reale con Pamela, conosciuta in America. Per Emmi , invece, non è cambiato nulla. Appare ancora felicemente sposata con Bernhard. Dopo tanto tempo, i due riprendono uno scambio di e-mail ancora più frenetico di prima, in cui entrambi evidenziano le loro rispettive gelosie, le loro incertezze, i loro dubbi più nascosti, che nessuno dei due avrebbe voluto dire all’altro.

Come passavo il tempo nella sala d’attesa del mio futuro? In tua compagnia, Emmi. Con chi, frattanto, toccavo il cielo in un luogo senza luogo? Con te, Emmi. Insieme a chi vivevo nel mio io più segreto? Insieme a te, Emmi. Sempre e solo insieme a te. E anche le mie fantasie più belle, ormai, avevano un volto. Il tuo”

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Si svelano degli aneddoti della vita di Emmi molto intriganti e che non mi sarei mai aspettata e Leo, finalmente, si lascia andare dopo aver cercato di trattenere e reprimere i propri sentimenti. Può una storia virtuale, arrivare così nel profondo e toccare le corde più intime dell’anima? Si può conoscere, per Caso (o grazie al Caso), una persona che, solo dalle sue parole, sembra conoscerci da sempre? Le parole, soprattutto quelle scritte, che sia tramite e-mail o lettere, hanno il potere di creare e distruggere. Così accade a Emmi e Leo. Si creano e si distruggono a vicenda, a seconda di ciò che si scrivono. A seconda di ciò che provano. In questo libro, entrano in intimità ancora più profonda e sentono veramente l’esigenza di fare il passo successivo, quello che spaventava Leo due anni prima, ma che ora sembra essere diventato la sua priorità per poter andare avanti. Riusciranno a tornare alle loro vite reali e a mantenere solamente un rapporto virtuale? Cederanno alla tentazione di incontrarsi e di vedersi?

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A CURA DI LUCREZIA MEDICI E FABRIZIA VOLPONI

Dove ti ho perso di Ruth Hogan

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Dove ti ho perso di Ruth Hogan è un libro diverso dagli altri, sia per contenuto che per dimensioni. Appena arrivato, mi sono subito confrontata con la mia Lu e abbiamo avuto il sentore di avere tra le mani un libro importante, che si sarebbe rivelato un tantino pesante. Avete presente quel sesto senso che vi dice che una lettura si rivelerà impegnativa? Motivo per il quale abbiamo aspettato un po’ prima di leggerlo e lo abbiamo incastrato tra due letture più spensierate. Ecco, il sesto senso questa volta ci ha tradite. Un romanzo emozionante, che mi ha fatto fare le tre del mattino perché dovevo assolutamente scoprirne la fine. Al centro della vicenda abbiamo uno scrittore, Anthony Peardew e la sua governante Laura. Ma ci sono anche Therese, che seppure in un primo momento può sembrare una figura marginale si rivelerà il nodo di tutto il romanzo, Freddy, la piccola Sunshine, che ho amato in modo viscerale, ma anche Eunice, Bomber e tanti altri personaggi che entrano ed escono dal racconto, ma le cui vite si intrecciano in modo magistrale. Ora, immaginate un uomo che, dopo aver perso la sua adorata donna, perde anche l’unico oggetto che lo legava ancora a lei. Inizia così un’esistenza/resistenza ad una vita monca, ma meritevole comunque di essere vissuta, che porta Anthony a decidere di collezionare oggetti smarriti e di cercare di restituirli ai legittimi proprietari, con la speranza che qualcuno gli riconsegni quello che per lui rappresenta l’ultimo legame con Therese: un ciondolo che la donna gli aveva regalato prima di morire.

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Nulla riusciva più a sorprenderlo, ma la perdita, grande o piccola che fosse, lo commuoveva sempre”

Questo è il motivo per cui Anthony, afflitto dalla perdita della sua amata, sceglie di collezionare oggetti smarriti e su ognuno di loro applica etichette e ‘inventa’ storie. Abbiamo un bottone, un guanto, un pezzo di un puzzle e infiniti articoli che il nostro scrittore tratta con cura, come se stesse realmente maneggiando la vita di qualcuno. Vi siete mai soffermati a pensare quanta importanza possa avere un oggetto smarrito? Una sciarpa lasciata su un autobus, può davvero racchiudere un mondo. La donna o l’uomo che l’ha persa potrebbe averla smarrita scappando via in lacrime o semplicemente per sbadataggine, ma c’è sempre un motivo, sempre. Un romanzo in cui si intrecciano infinite storie, che toccano l’anima e il cuore.

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Nei suoi momenti più bui, si chiedeva fino a che punto avesse progettato i suoi stessi fallimenti. Era diventata una vigliacca incallita, con la paura di rialzarsi dopo una caduta?”

Questa è Laura, una donna provata dalla vita che, nello smarrimento più totale, trova, ovviamente il destino ha un ruolo importante, un lavoro. Un impiego da domestica, alla corte di un uomo, anch’esso provato dall’amara esistenza. Laura l’ho sentita molto vicina a me, forse anche perché il nome della sua ultima delusione è lo stesso della mia, ma anche perché le vicissitudini passate l’hanno resa terribilmente cinica e stanca, molto stanca.

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Se non hai mai la tristezza, come fai a sapere cos’è felice?”

Questa frase, che all’apparenza può sembrare ‘stramba’, esce dalla bocca della piccola/grande Sunshine. Non voglio svelarvi molto di lei, ma questa bimba vi entrerà nel cuore. Vittima di quello che oggi chiamiamo ‘bullismo’, diventerà la forza più grande di Laura e riuscirà ad intenerire anche il più duro dei cuori.

Dove ti ho perso mi ha fatto conoscere Ruth Hogan, che, a fine romanzo, sceglie di presentarsi e di raccontare un po’ della sua vita. Una donna guerriera che ha affrontato il cancro scrivendo questo libro. L’autrice vive “in una caotica casa vittoriana con un assortimento di cani adottati” e già questo mi è bastato per innamorarmi di lei e per spingermi ad aspettare con ansia il suo prossimo lavoro letterario.

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Odore di Mare, Fil di Ferro e Gelsomini Di Carlo Negri

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Questo piccolo libro, dalla copertina colorata come fosse un murales, ha attirato subito la mia attenzione.

Il titolo di questo scritto risuona dentro me come una poesia. Quelle poche parole mi rievocano ricordi felici e spensierati. I più bei ricordi che ho della mia infanzia.

Con i miei nonni materni passavo i primi due mesi estivi in Toscana, nella nostra casetta. Mentre ad agosto, arrivavano anche i miei genitori, finalmente in ferie.

L’odore di gelsomino invadeva tutta la casa e il giardino quando fioriva ed io trascorrevo giornate intere al mare. La mattina, solitamente mi accompagnava mio nonno, dopo aver pescato lungo un canale. Il pomeriggio, andavo in spiaggia con mia nonna. La sera invece, appuntamento d’obbligo: gioco a carte, gustando l’ottima granita preparata da mia nonna.

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Sarei stata sempre immersa dentro l’acqua del mare, a esplorare i fondali, ammirare la fauna marina e collezionare sassi o vetri smussati dalle onde. Il vizio di collezionare oggetti come questi non mi è mai andato via, anzi, come potete vedere dalla foto che apre questa mia recensione, compaiono dei sassi trovati pochi giorni fa nel fondale del mare di Punta Corvo, in Liguria.

Non mi dilungo ulteriormente con questi miei ricordi!

Parlo dunque del libro.

Cattura

Si apre come un diario personale, in cui ogni capitolo è scandito con date e orari. Scritto con la tecnica del flusso di coscienza, mi ha da subito trasportata all’interno dei pensieri, dei ricordi e delle parole non dette dei due protagonisti.

Questa è la storia di Lei e Lui che un giorno, si lasciano.

Lui immortala su carta ogni profumo che gli ricorda Lei e, tre anni dopo, si rincontreranno…

Ore 7:46

Oggi mi sono svegliato sentendo il profumo di lei.

Acqua di mare, fil di ferro e gelsomini.

Mi sono addormentato con il suo pensiero, mi sveglio con il suo profumo.

In questo piccolo libro, si entra all’interno di ogni istante, di ogni attimo delle giornate trascorse da Lui.

Non hanno nome i due protagonisti, non sono identificabili con nessuna descrizione fisica.

Cattura

C’è un passo del libro che mi ha fatto riflettere molto su come ci basiamo sulle descrizioni, prevalentemente fisiche, delle persone e se sono davvero così fondamentali da sapere. Se ci condizionano davvero e il perché.

Ore 15:21

In fondo perché ti dovrei descrivere?

Che importa se hai i capelli castani, mori o rossi?

[…]

Perché dovrei descriverti? O svelare il tuo nome?

Sarebbe come descrivere un tramonto, o un temporale, o una composizione di musica classica.

Non ha senso. Va vissuto, non raccontato.

Starei qui ore a trascrivere le parti di questo libro che mi sono piaciute, ma finirei per svelarvelo tutto. Non c’è una pagina che io non abbia sottolineato, che mi abbia lasciato indifferente.

E’ un viaggio lungo il sentiero dei sensi, dei ricordi che odorano di caffè latte, della salsedine sulla pelle, dei tramonti visti dalle scogliere di marmo bianco. E’ un viaggio attraverso i ricordi, quelli più belli. 

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A CURA DI LUCREZIA MEDICI

Solo un uomo di Alessandra Appiano

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Dopo aver letto ‘Ti meriti un amore’, ho cercato altri libri di Alessandra Appiano e, tra tutti, ‘Solo un uomo’ dalla trama mi ha da subito presa. Ovviamente non potevo leggerlo da sola, dovevo condividerlo come la scorsa lettura con Fabri e quindi le ho spedito questo nuovo scritto. Io sono in ferie e mi ero detta di staccare, di rilassarmi…cosa c’è di più bello di scrivere e leggere con la melodia del mare della Toscana che addolcisce ogni pensiero? E così, il mio L., mi ha gentilmente prestato il suo PC (con varie raccomandazioni, perché conosce la mia poca delicatezza nel maneggiare qualsiasi cosa in ambito tecnologico) ed io, scrivo.

Anche qui, mi sono trovata di fronte a un libro con più chiavi di lettura e con un finale assolutamente a sorpresa! Le protagoniste femminili sono due: Alice e Camilla. Sono le classiche migliori amiche che dipendono l’una dall’altra, quell’amicizia viscerale e speciale che credo si incontri raramente nella vita ma, quando ciò accade, illumina tutto. Camilla è la colonna su cui Alice, madre single e inesperta, si appoggia, il punto di riferimento che non ha mai avuto. Incerta e timorosa, Alice andrà in pezzi quando scoprirà che Camilla improvvisamente sparisce nel nulla, lasciandole tanti indizi e altrettanti dubbi.

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Dietro le lettere e i biglietti che Camilla lascia ad Alice, si rivela una persona fragile, con il cuore in frantumi. Alice si sentirà in colpa ed egoista, presa dalle sue incertezze, non attenta alla sofferenza e al malessere di Camilla, roccia all’apparenza, ma di cristallo nel cuore.

“Alice aveva alzato lo sguardo dalla pagina e si era messa a fissare il vuoto: la sua amica soffriva e lei, cieca, non si era accorta di nulla. Perché a quanto pare nella gara dell’egoismo si è facili campioni”

Alice inizierà un viaggio a ritroso nei pensieri più intimi di Camilla, analizzando ogni parola che l’amica aveva lasciato in un diario personale per scoprire dov’era la sua Camilla…e se poteva essere ancora in tempo per rimediare, in parte, alla sua disattenzione.

“Camilla era bravissima a soffrire in silenzio in una specie di giardino segreto. Era un modo per rigenerarsi…”

Cosa si nasconde dietro la misteriosa sparizione di Camilla? Poteva davvero essere scomparsa a causa di un uomo? Oltre all’interrogativo sulla vicenda di Camilla, io e Fabri ci siamo confrontate spesso sui vari segnali che questa lettura sottolinea. Non solo un romanzo, una storia puramente inventata, ma anche, secondo noi, una lente di ingrandimento sulla storia personale di Alessandra e sulla sua tragica scomparsa.

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Attorno all’esistenza di Camilla e Alice, ruotano i personaggi più disparati: uomini che sostanzialmente sono vittime di loro stessi e donne che hanno il coraggio di guardare in faccia la realtà e di reinventarsi. Protagoniste sono le Donne, con la loro voglia di comprendere e di andare fino in fondo, di sviscerare quel sentimento che, dalla notte dei tempi muove le fila: l’amore.

Sono quasi venti giorni che lui è scomparso. Wanted. Ho iniziato a cancellare un po’ di messaggi dal mio cellulare: ‘Sono pazzo di te’, ‘Ti desidero troppo’, ‘Ti penso ogni istante’. A proposito: come mai all’improvviso si smette di pensare e di spasimare?”

Su questa parte mi sono fermata molto a riflettere, forse perché è sempre stato un quesito al quale non ho mai trovato una valida risposta. Proprio negli ultimi mesi, un mio amico mollato da un giorno all’altro da una scialba donzella, questo almeno è quello che penso io, non ha fatto altro che rivolgermi la stessa domanda che Camilla si e ci pone. “Come mai all’improvviso si smette di pensare e di spasimare?”… Razionalmente risponderei che se avviene ciò è perché il sentimento non è reale. Con il cuore invece, direi che si cercano infinite giustificazioni. Giustificazioni che ci aiutano a rendere l’abbandono, perché in fondo di questo si tratta, meno atroce.

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Non esiste espressione più bugiarda che: ‘di comune accordo’. Non ci si lascia mai di ‘comune accordo’. Semplicemente, uno dei due smette di amare l’altro. La cosa succede sempre senza preavviso: come ogni cosa importante della vita”

Forse la risposta al quesito di Camilla è in queste righe e, se così fosse, non potrei che essere d’accordo con lei. Quando una storia d’amore finisce, c’è sempre una parte lesa. Sempre. Anche quando si cerca di essere forti, magari offrendo agli altri sorrisini di circostanza, in realtà si vorrebbe solo piangere e urlare.

La storia di Camilla e Alice è travolgente e forse potrei dire che questa sì che è una bella storia d’amore, perché “quando due amiche sorridono insieme, il resto del mondo scompare”. Alessandra Appiano ci ha lasciato dei romanzi davvero profondi e rimpiango di non averla ‘scoperta’ prima, perché avrei voluto riempirla di domande. Una scrittura ironica, viscerale e mai scontata. L’amore e l’amicizia si intrecciano e non si lasciano mai, dalla prima all’ultima parola.

Cattura

A CURA DI LUCREZIA MEDICI E FABRIZIA VOLPONI