Za il tartufaio di Angela Latini

Un vecchio libro, acquistato da mia madre in un mercatino dell’usato. Una copertina romantica, di quelle che si usavano negli anni Cinquanta. Si intitola Za il tartufaio ed è stato scritto da Angela Latini nel lontano1955. Il nostro protagonista si chiama Serafino, ma tutti lo conoscono con il soprannome Za. Vive in un paesino di montagna insieme alla nonna, che i compaesani chiamano Nottola, alla mamma, al papà e al cane Tim. Con quest’ultimo ha un rapporto speciale, tanto che il ragazzino immagina (o sarà la realtà?) di parlare con lui. L’amico a quattro zampe riesce a dargli consigli unici, che lo rimettono sulla retta via quando sembra smarrirsi.

Appartenente ad una famiglia di tartufai, il suo destino sembra segnato. Eppure, anche se ancora piccolo, Za sembra avere le idee chiare: non vuole fare il tartufaio. Nonostante tutto, il ragazzino accetta di accompagnare la nonna in cerca del cosiddetto oro nero.

La Nottola è la classica nonna di un tempo, di quelle che riservano poche parole smielate e hanno modi rudi, ma con un cuore d’oro. Za se ne rende conto soprattutto quando sua madre muore e suo padre si trasferisce a vivere in città. Il ragazzino resta in montagna con la nonna, stringe amicizia con un ragazzino della sua età e continua a partecipare alla vita paesana.

“Non ci si consola tanto presto di certe perdite, potrei dire che non ci si consola mai”.

Gli anni passano e la Nottola muore. A questo punto, Za è costretto a trasferirsi in città con il padre e la nuova moglie.

Si trova bene, ha un lavoro e trova anche un amico. Eppure, il ragazzo ha nostalgia della sua montagna e della vita paesana. Non fa ritorno in paese, però, prima di aver appreso una lezione importante, che cambierà tutta la sua esistenza.

Za torna in paese con un’idea geniale, soprattutto per l’epoca, e dà inizio a quella che diventerà la sua professione: il tartufaio. Un libro dal sapore antico che, oggi come non mai, fa provare una profonda nostalgia nei confronti del passato. Ciliegina sulla torta? Il libro di Angela Latini è arricchito da meravigliose illustrazioni.

A cura di Fabrizia Volponi

Le parole dimenticate di Ruiyan Xu

Un terremoto, un edificio che crolla e la vita di Li Jing cambia per sempre. Quando si risveglia è in un letto di ospedale e ha qualche problema di comunicazione. Non parla più cinese, la lingua che ha imparato a dieci anni, ma solo l’inglese, che ha iniziato a parlare da piccolino. Li Jing, infatti, è nato negli Stati Uniti da genitori cinesi, ma, a dieci anni, si è trasferito a vivere a Shanghai.

Confusione, smarrimento e rabbia: ecco cosa prova Li Jing quando si ritrova davanti alla moglie Meiling e al figlio Pang Pang. Capisce ciò che loro gli dicono, ma non riesce ad articolare un discorso. Nulla, il cinese è tabula rasa. I medici sentenziano: afasia di Broca. Serve una specialista che parli inglese.

Rosalyn Neal fugge da un matrimonio naufragato e accetta volentieri di partire per Shanghai. Li Jing è l’unico paziente di cui deve occuparsi, ma i primi incontri sono a dir poco catastrofici. L’uomo rifiuta di parlare e sembra un caso irrecuperabile. Cosa lo tormenta? Perché non vuole esprimersi neanche in inglese?

“Forse l’amore, in un’altra lingua, era più facile da esprimere e le parole racchiudevano davvero dei sentimenti”.

Quanto è importante la comunicazione? Quanto lo è comprendere e farsi comprendere? Immaginate di trovarvi all’improvviso in un altro Paese, soli, e di non riuscire a parlare con nessuno. Solitudine, nient’altro che solitudine. Perfino in una metropoli come Shanghai si può essere completamente soli seppure in mezzo a milioni di persone. Li Jing e Rosalyn, anche se non soffrono della medesima patologia, vivono lo stesso disagio. Forse è proprio questo che li avvicina sempre di più.

“È difficile, pensa Meiling, conoscere davvero chi viene da un altro paese; il fatto che siano stranieri tende a oscurarne la personalità. Non riesci mai a capirli fino in fondo, come invece avviene con un cinese, una persona con cui condividi le stesse abitudini e lo stesso ambiente, a cui riesci a leggere in faccia quello che gli passa per la testa, carpendo i suoi segreti più profondi, il non detto nascosto tra le righe”.

Le parole dimenticate di Ruiyan Xu ci insegna che “due solitudini, quando si incontrano, non faticano a riconoscersi. Allora, anche le parole diventano superflue“.

A cura di Fabrizia Volponi

Scopami di Virginie Despentes

Il nostro viaggio è il cattivo gusto per il cattivo gusto“: forse è questa la frase che meglio riassume Scopami di Virginie Despentes. Un libro con un linguaggio estremamente crudo, sia per i termini che utilizza che per gli argomenti che racconta.

Le nostre protagoniste sono Nadine e Manu. La prima è un’attrice porno di terz’ordine, mentre la seconda una prostituta. Entrambe conducono una vita ai margini della società, in ambienti dove la violenza è all’ordine del giorno. Perennemente giudicate da quanti incontrano, pensano che la loro esistenza sia destinata a continuare così fino al loro ultimo respiro. Eppure, davanti all’ennesima atrocità, scatta in loro una specie di impulso: dare agli altri un vero motivo per far parlare di loro.

La prima a compiere un gesto folle è Manu. Quest’ultima non conosce Nadine, ma quando la vede per la prima volta capisce che lei può essere la giusta compagna di viaggio.

Avvinghiate, aggrappate l’una all’altra. Invincibili“: è così che Manu e Nadine iniziano una specie di viaggio alla Thelma & Luise. Ricordate la pellicola cult di Ridley Scott uscita nel 1991? Bene, Scopami è molto simile. Per lo meno, è questo il pensiero che mi ha accompagnato per tutta la lettura. Certo, Nadine e Manu sono decisamente più spietate di Thelma e Luise, ma qualche dettaglio le accomuna.

Rileggerei Scopami? No. Lo consiglierei a qualcuno? Dipende. Se avete un bel po’ di pelo sullo stomaco, magari può essere una lettura alternativa, ma in caso contrario optate per un altro libro. Considerate che c’è anche il film, per cui potreste comunque togliervi una curiosità.

A cura di Fabrizia Volponi

Io e (il) Mostro di Roberta Guzzardi

Chi è il Mostro? Per stessa ammissione dell’autrice Roberta Guazzardi, di professione psicoterapeuta e illustratrice, è “quella parte di noi difficile da accettare, ma che nasconde saggezza e ispirazione per affrontare la vita“. Difficile recensire Io e il Mostro. Storie di dubbi, paure, amore e altre mostruosità, ma partiamo con il dire che non è né un romanzo e né tantomeno un manuale di auto-aiuto. Con tante illustrazioni in stile fumetto, la scrittrice ci parla di tante emozioni quotidiane, dall’amore alla paura, passando per la tristezza. Mentre la parte illustrata ci mostra i dialoghi tra lei e Mostro, nell’altra abbiamo una sorta di spiegazione, personale e non, del sentimento di turno.

“-Non lo so Mostro… io forse volevo soltanto qualcosa di sicuro, di certo, di autentico… qualcosa che rimanesse…

-Beh, qualcosa ti è rimasto…

-E cosa Mostro?

-Tu!”.

Tutti noi abbiamo un’ombra o, addirittura, delle ombre. Una parte che vorremmo nascondere e che, in un certo senso, facciamo di tutto per non far venire a galla. Eppure, prima o poi, capita di doverci fare i conti e, almeno in un primo momento, sembra una battaglia senza scampo. Alla fine, però, se ne esce diversi, forse migliori, di certo consapevoli. Consapevoli di non dover nascondere le ombre perché ci rendono davvero noi stessi. All’inizio, usarle come punto di forza sembra assurdo, poi – passatemi il termine – ci si fa il callo. A tratti sono un po’ fastidiose, ma tenendole a bada diventano grandi alleate.

“Non è facile guardarsi indietro e credere, e fidarsi, che tutto abbia avuto un senso, anche quando non lo si vede, non lo si capisce o ci addolora”.

Io e (il) Mostro. Storie di dubbi, paure, amore e altre mostruosità di Roberta Guzzardi è il classico libro da tenere sempre a portata di mano. E’ quello che ci chiede di essere aperto nei momenti bui, per andare alla ricerca di quel consiglio che solo “Mostro” può darci.

A cura di Fabrizia Volponi

La cacciatrice di storie perdute di Sejal Badani

Jaya è figlia unica, ha un ottimo rapporto con il padre e un legame pressoché inesistente con la madre. Quest’ultima non ha avuto un’infanzia semplice, ma ha preferito non parlarne con nessuno, nascondendosi dietro un muro e dando di sé un’immagine tutt’altro che veritiera. Quando Jaya decide a sua volta di diventare mamma sa che non vuole assolutamente diventare come colei che l’ha generata. Eppure, le gravidanze non vanno bene e il suo sogno arriva a distruggere anche il rapporto d’amore con Patrick. E’ per questo che Jaya decide di lasciare New York alla volta dell’India, luogo di origine dei suoi genitori e residenza dei nonni che non ha mai conosciuto. Il primo impatto con la terra di origine è identico a quello di tutte le persone che mettono piede per la prima volta in India. Sconcerto, sofferenza e tristezza da un lato, pace, serenità e speranza dall’altro: un mix di emozioni che non lascia mai indifferenti.

“Quando tendi la mano in segno di rispetto, sarai a tua volta accolto con benevolenza”.

Jaya si reca nella casa di suo nonno, la stessa che ha visto nascere e crescere sua madre. E’ qui che incontra Ravi, domestico e migliore amico di sua nonna Amisha. E’ lui a raccontarle la storia della sua famiglia materna, facendole capire tante cose del suo passato.

“Chi se ne va ha una motivazione più forte di quella che lo convincerebbe a restare”.

Pian piano, l’immenso dolore che l’ha spinta a partire per l’India si trasforma in forza, una forza che, anche se a sua insaputa, ha sempre avuto dentro di sé.

“Non è sempre necessario che il sole splenda per avere la luce. Nel buio, dobbiamo cercare le stelle. Anche la loro luminosità ha un potere”.

La cacciatrice di storie perdute di Sejal Badani è uno dei romanzi più belli che abbia letto negli ultimi tempi. Non è soltanto una storia familiare, ma anche culturale. Arrivata all’ultima riga mi sono sentita terribilmente fortunata ad essere nata e cresciuta libera.

A cura di Fabrizia Volponi

Olga di carta. Il viaggio straordinario di Elisabetta Gnone

Olga di carta. Il viaggio straordinario di Elisabetta Gnone è uno dei libri più belli che abbia letto negli ultimi tempi. Mi ha ricordato un po’ Senza famiglia di Hector Malot, ma più incentrato sulle emozioni.

La nostra fantastica protagonista, una vera e propria eroina che i bambini di oggi dovrebbero prendere come esempio, si chiama Olga Papel. La sua dote più grande? Sa raccontare storie che incantano tutti, grandi e piccini, e sostiene che siano avvenimenti davvero avvenuti nella sua vita. Davanti ai suoi racconti, alcuni si mostrano scettici, ma sono comunque sempre presenti quando è l’ora della fiaba. Olga parla di paure, quelle che tutte noi abbiamo, ma anche di forza, coraggio e speranza. Le sue parole raccontano il vero o si tratta di semplici fandonie nate dall’immaginazione di una ragazzina? Sono queste le domande più gettonate nel villaggio dove vive l’esile protagonista.

Un giorno un amico di Olga, puntualmente bullizzato da alcuni coetanei, ha un momento di sconforto, a causa del suo carattere fragile. Così Papel decide di raccontargli la storia della bambina di carta, che lascia la sua casa, la famiglia e gli amici per partire per un lungo viaggio. Vuole trovare la maga Ausolia, l’unica che può trasformarla in una persona di carne e ossa.

Il viaggio si rivela fin da subito ricco di ostacoli e, ovviamente, paure. La bambina di carta si perde più volte e rischia la vita, fino a quando, sola e sconsolata, non viene trovata da un circo. Questa tribù un po’ bislacca le offre riparo e aiuto, ma le insegna anche tante cose. L’insegnamento più grande, però, arriva quando incontra la maga Ausolia.

“Il segreto è nella carta – rispose Olga – A osservarla bene, ogni carta mostra la sua fibra, che è molto più forte di quanto si creda! Però è anche flessibile e leggera, facile da modellare. Non c’è niente che si possa fare con la carta, bisogna solo conoscerla e fidarsi di lei”.

A cura di Fabrizia Volponi

Non dimenticarlo mai di Federica Bosco

E’ la seconda volta che faccio difficoltà a parlare di un libro di Federica Bosco, scrittrice che ho sempre amato profondamente. Non dimenticarlo mai è stata una lettura piacevole, nel senso che le pagine sono volate via senza che nemmeno me ne accorgessi. Eppure, la trama non mi ha soddisfatto.

Abbiamo Giulia, una donna che nel giorno del suo 49esimo compleanno si rende conto di volere un figlio, e Massimo, suo compagno ultra 50enne che è un bugiardo patologico dedito alla doppia/tripla vita e ancora attaccato alle gonne di mammà. In tutto ciò non mancano amiche stronze, una madre ludopatica, un padre sognatore, un fratellastro e una cognata alternativi e una matrigna che sembra l’unica con la testa davvero attaccata al corpo.

Giulia vuole avere un bambino a tutti i costi e, nonostante le prime reticenze del compagno, intraprende un percorso di maternità assistita. E’ durante questa battaglia per la vita, che incontra una coppia che le sarà di grande supporto.

Perché la trama non mi ha soddisfatto? L’ho trovata un po’ ridondante e ripetitiva. La protagonista mi è sembrata spesso egoista, soprattutto nei confronti del compagno. Tralasciando il suo essere, perché è il classico uomo che merita l’estinzione, ma davvero una donna deve costringere il partner, con lamentele e lagne da infante, ad avere un figlio? Come può una donna, davanti ad un idiota simile, mettere al mondo un figlio costringendolo ad avere un padre che non sarà mai tale? A questo punto, conviene davvero varcare i confini italiani e mettere al mondo un pargolo in completa solitudine.

In conclusione, Non dimenticarlo mai di Federica Bosco è un “ni” perché devo ammettere di non essere abbastanza obiettiva: la maternità è e sarà sempre un mio punto debole.

A cura di Fabrizia Volponi

Il cielo stellato fa le fusa di Chiara Francini

Devo essere sincera: ho acquistato Il cielo stellato fa le fusa di Chiara Francini perché sono stata catturata dalla copertina. Un grande gatto color arancio al centro, con attorno miniature di uomini e donne appartenenti ad un’altra epoca. In seguito ho scoperto che si tratta di un celebre quadro di Hieronymus Bosch, ripreso da Svetlana Petrova, un’artista che è una grande amante di gatti. Poi, dopo aver letto la trama, ho deciso di dare una seconda opportunità alla Francini. Come attrice l’ho sempre apprezzata, ma la lettura del suo Non parlare con la bocca piena mi ha lasciato perplessa. Con Il cielo stellato fa le fusa ho ufficialmente riabilitato la simpatica Chiara.

Siamo nelle campagna fiorentina e un gruppo di persone, arrivato Villa Peyron per un convegno, resta bloccato per una settimana. Ognuno diverso dall’altro, sia per provenienza geografica che per vissuto, vengono accolti dalla governante Lauretta e dal gatto Rollone il Vichingo. Come trascorrere questi giorni di clausura forzata? Lasciandosi ispirare da Boccaccio, si improvvisano tutti ‘novellatori’.

Un Decamerone dei giorni nostri, con racconti sia attuali che passati. Ogni giornata ha un tema: da Arrivederci e grazie a Spregi, sortilegi e dispetti d’amore, passando per A fin di bene. Tutti i protagonisti de Il cielo stellato fa le fusa hanno qualche aneddoto da raccontare. Alcune novelle fanno sorridere, altre fanno riflettere, altre ancora fanno arrabbiare. La Francini riporta a galla alcune vicende storiche, come la morte delle tante operaie ingannate a lavorare il radio, e popolari, come quelle tipicamente napoletane. Non mancano i sorrisi e né tantomeno le lacrime. Un libro ben scritto, che mi fa venire voglia di rileggere Non parlare con la bocca piena, perché, magari, non l’ho letto nel periodo giusto. Chapeau a Chiara Francini, per il modo in cui ha saputo novellare per bocca del gatto Rollone il Vichingo.

A cura di Fabrizia Volponi

Vieni via con me di Susan Elizabeth Phillips

Tess non sa più come affrontare la vita e, dopo la morte di suo marito, si rifugia a Runaway Mountain. Qui spera di trovare un modo per andare avanti e, soprattutto, si augura che nessuno la identifichi come la giovane vedova alla quale chiedere ogni due per tre come si sente. La sua valvola di sfogo è una: ballare fino allo sfinimento, con la speranza che il dolore fisico superi quello mentale.

Il nuovo vicino di casa, però, non ama ascoltare la musica che proviene dalla casa di Tess e non tarda molto a farle conoscere il suo disappunto. Si chiama Ian ed è un artista che sta cercando di ritrovare l’ispirazione. Non è solo. Al suo fianco c’è Bianca, una donna logorroica che sembra il suo esatto opposto. Cosa c’è tra loro? Il bimbo che Bianca porta in grembo è davvero di Ian?

Tess deve trovare anche un modo per sopravvivere a Runaway Mountain, cittadina molto chiusa, i cui abitanti sono estremamente diffidenti nei confronti degli estranei. La nostra protagonista riuscirà a farsi accettare? E’ davvero questo il luogo dove intende ricostruire la sua esistenza? Anche se all’inizio tutto sembra andare male, Tess farà pian piano pace con il suo dolore e scoprirà che l’amore è in grado di curare tutte le ferite.

A cura di Fabrizia Volponi

La principessa dagli occhi verdi di Line Droze

Una vecchia fiaba, scritta da Line Droze nel lontano 1956 e arrivata in Italia negli anni Settanta. Sto parlando de La principessa dagli occhi verdi. Una storia che i bambini di oggi dovrebbero leggere, magari per allontanarsi un po’ dal mondo in stile Me contro Te/Luì e Sofì.

La principessa Saamsedina vive a Mossul con il suo papà. Il califfo vuole molto bene alla figlia, ma non riesce a guardarla negli occhi senza pensare a sua moglie, purtroppo deceduta. Madre e pargola hanno lo stesso sguardo “verde-azzurro, trasparente e limpido“. Cresciuta con una nutrice e con un’ancella del cuore, la coetanea Aziadea, il giorno del suo quindicesimo compleanno riceve una bruttissima notizia: il califfo decide separarsi da lei, mandandola a vivere in un palazzo di montagna. Oh, povera Saamsedina! La principessa versa infinite lacrime, non riuscendo a comprendere il motivo che spinge il genitore, che lei ama immensamente, a volerla allontanare tanto.

La casa che la principessa dagli occhi verdi avrebbe dovuto abitare, però, non era ancora pronta. E’ per questo che, durante l’attesa, arrivò una proposta di matrimonio da parte del califfo Hafiz Mahmud, principe di Ispahan. Il padre di Saamsedina accetta e prepara al meglio la partenza della figlia. Accompagnata dalla nutrice, da Aziadea e da alcuni servi, la principessa si prepara a raggiungere il futuro marito.

L’ancella Aziadea, però, da sempre gelosa della sua signora, ha un piano in serbo per lei. Desidera prendere il suo posto e, facendosi aiutare da un servo fatto della sua stessa pasta, tradisce Saamsedina. Quando Aziadea arriva dal principe di Ispahan, quest’ultimo capisce subito che non può essere lei la principessa che avrebbe voluto sposare. Nel frattempo, Saamsedina si ritrova a vivere mille peripezie, ma riesce a sopravvivere, mandando in fumo i piani della sua ancella.

“La bellezza appassisce rapidamente, come il vento che soffia all’improvviso fa cadere i petali delle rose. Soltanto la bellezza del cuore resiste a tutti gli assalti. Io credo che questa sia la più preziosa”.

A cura di Fabrizia Volponi