M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati

antonio scurati

La vita è bella, e degna che severamente e magnificamente la viva l’uomo rifatto intero dalla libertà; l’uomo intero è colui che sa ogni giorno inventare la sua propria virtù per ogni giorno offrire ai suoi fratelli un nuovo dono; il lavoro, anche il più umile, anche il più oscuro, se sia bene eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo…

Dalla Carta del Carnaro

Acqua fresca per gli assetati di storia, Antonio Scurati ci dona un capolavoro in cui la Storia con la S maiuscola si erge a baricentro della vita. Storia che non vuole giudicare, non vuole strumentalizzare, non vuole educare, non vuole schierarsi, non vuole insegnare. Storia che vuole semplicemente ergersi a protagonista indiscussa della vita.

Spesso ad ognuno di noi capita di chiederci: “Cos’è la vita? Perché vivo? Qual è il mio ruolo nel mondo?”. Ebbene, la risposta è una sola: vivo per modificare il corso della Storia. Se oggi ognuno di noi vive in un contesto piuttosto che in un altro, questo dipende da essa. Eppure, come dichiara lo stesso Scurati su “La Lettura” e su “Corriere Tv”: “Oggi viviamo in quello che amo chiamare il tempo della cronaca, cioè misuriamo le nostre esistenze su un metro corto e quindi ci sentiamo esclusi dalla storia”.

italia fascista

M. Il figlio del secolo è un libro sontuoso, che rimarrà scolpito nella memoria del lettore. Riesce a raccontare nei minimi particolari l’Italia e il fascismo dal 1919 al 1925; soprattutto, riesce a farci vivere la verità degli eventi in un’ opera talmente ricca di forza e di personalità da sembrare frutto della fantasia dell’autore. Ecco perché mi sono innamorato della scrittura di Antonio Scurati, che riesce a limitare la sua immaginazione ed invenzione rispetto ai fatti, documenti, testimonianze, integrando il testo con una delicata ed educata capacità creativa che va ad elevare il romanzo verso emozionanti ed irraggiungibili vette.

Sembra di essere lì, presenti e con il cuore che batte più forte, quando Antonio Scurati racconta l’occupazione di Fiume da parte di Gabriele D’Annunzio, o quando Benito Mussolini prepara la marcia su Roma, o quando Giacomo Matteotti si dimena all’interno della Lancia Lambda dopo il suo rapimento e prima della sua uccisione. L’autore dedica molta attenzione al carattere e alle emozioni dei protagonisti, al loro lato interiore, donando loro un’umanità che ne trasforma rigidità e fissità storiche in figure che ci parlano più di quanto abbiano mai fatto attraverso i filtri politici o ideologici a cui sono sempre stati assoggettati.

d'annunzio

Soprattutto si vivono le loro emozioni, si sentono i loro odori, si immaginano i loro volti.

mussolini

Definire M. Il figlio del secolo semplicemente “romanzo storico” è addirittura riduttivo: in realtà si tratta di un’opera vivente, in grado di farci innamorare della Storia, della Memoria, della Verità.

L’ Italia è così: tutta una commedia, sempre la commedia. Ecco il loro destino: il finale comico. Per questo motivo non avevano alcun destino. La commedia o la tragedia. Quasi sempre insieme. La serietà, quella mai

Antonio Scurati – M Il figlio del secolo

italia ieri e oggi

A cura di Domingo Lupi

La lettera d’amore di Lucinda Riley

lucinda riley

Si può chiudere un romanzo e scegliere di leggerne subito un altro della stessa autrice? Sì, ne ho la prova. Questo, almeno, è quello che è successo a me. Dopo aver divorato La Stanza delle farfalle di Lucinda Riley sono passata a La lettera d’amore. Anche in questo caso non sono rimasta delusa: 554 pagine divorate. Solitamente preferisco alternare un po’ le letture, ma in questo periodo avverto la necessità di tuffarmi in altre storie per badare un po’ meno ai mille pensieri che affollano la mia mente e così ho deciso di continuare a scoprire i romanzi della Riley. La nostra protagonista de La lettera d’amore si chiama Joanna ed è una reporter del Morning Mail. Giovane e in gamba, ama il suo lavoro ma qualche volta si chiede se è davvero quello che sogna fare.

giornalista

Un giorno Joanna, a terra come non mai per essere stata mollata dal fidanzato storico, viene spedita dal suo capo al funerale del famoso attore Sir James Harrison. Qui, proprio nel bel mezzo della funzione, la nostra protagonista conosce una strana vecchietta di nome Rose che la costringe ad abbandonare le esequie perché colpita da un improvviso malore. È in questo momento che inizia l’avventura di Joanna. Qualche giorno dopo, riceve una strana lettera d’amore – di quelle di un tempo e che oggi non si usano più – e il mittente è proprio la signora che ha aiutato il giorno del funerale di Sir James che le chiede un incontro urgente. La giovane reporter, però, arriva troppo tardi e trova Rose morta, assassinata. Joanna capisce così che ha tra le mani un caso scottante, che potrebbe finalmente permetterle di affermarsi come giornalista. Chi sono i protagonisti di questa grande storia d’amore? Perché Rose avrebbe voluto parlarne proprio a lei?

indagare

Joanna si ritrova immersa in una intricata vicenda familiare che fa tremare le sorti di un intero paese. Riuscirà ad arrivare alla verità? Soprattutto, quanto è disposta a rischiare per arrivare alla risoluzione del mistero?

 

Arrivata ad un passo dalla fine di La lettera d’amore, questo devo confessarlo, mi sono un tantino arrabbiata… All’ultima pagina, però, ho ritrovato il sorriso. Se leggerete questo meraviglioso romanzo di Lucinda Riley capirete perché.

scoprire

A cura di Fabrizia Volponi

La stanza delle farfalle di Lucinda Riley

lucinda

La stanza delle farfalle di Lucinda Riley mi ha tenuta incollata dalla prima all’ultima pagina. Ho scoperto questa autrice grazie alla dolce Sere e non la ringrazierò mai abbastanza. I suoi libri, all’inizio, spaventano un po’, soprattutto perché raramente contengono meno di 500 pagine e hanno sempre molti protagonisti. Poi, superato questo primo scoglio, diventa come una specie di droga e non riesci più a staccarti. Solitamente, per impegni lavorativi, riesco a leggere solo la sera e mai prima delle 22, per cui il libro che scelgo influenza molto il mio sonno. Con La stanza delle farfalle non ho fatto altro che andare a letto e ripetere a mente i nomi dei protagonisti e i vari collegamenti. Questo è un mio limite, lo ammetto, ma quando ci sono tanti personaggi devo fare per forza questo esercizio mnemonico per riuscire a dare forma alla storia. Detto ciò, addentriamoci meglio nel romanzo.

farfalle

La nostra eroina, l’amica che tutte vorremmo, si chiama Posy, vive ad Admiral House e ha quasi 70 anni. Mamma di due figli completamente diversi, Posy è diventata vedova giovanissima e non si è mai rifatta una vita. I dolori della sua esistenza li ha curati prendendosi cura del grande giardino della casa di famiglia. Admiral House, come tutte le abitazioni datate e soprattutto grandi, ha bisogno di manutenzione continua ed è proprio per questo che Posy decide di venderla. La nostra simpatica ed eccentrica settantenne è davvero disposta a tagliare i ponti con il passato? Vuole davvero separarsi dai ricordi che sono racchiusi in quella grande casa?

posy

Nello scorrere delle pagine, oltre a viaggiare nell’infanzia di Posy, ci troviamo davanti tantissimi personaggi: i due figli che sono davvero il giorno e la notte, le rispettive mogli/compagne, uno scrittore terribilmente affascinante, una bambina astuta ma allo stesso tempo molto sensibile e un vecchio amore che torna a farsi vivo. Come fil rouge non può che esserci un bel segreto familiare. Anzi, azzarderei più segreti familiari perché, d’altronde, quanti nuclei possono dirsi certi della loro ‘storia’?

“C’è un equilibrio molto delicato dietro ad ogni cosa. Il semplice battito d’ali di una farfalla può fare la differenza in tutto il pianeta”

farfalla blu

La stanza delle farfalle di Lucinda Riley mi ha fatto sognare per qualche giorno e mi ha distratto dai problemi quotidiani che troppo spesso tolgono il sorriso. Insomma, è proprio il caso di dire che è stato una medicina per il cuore e per la mente. Quando la dolce Sere dice che ‘la Riley è una garanzia’ non sbaglia.

mano nella mano

A cura di Fabrizia Volponi

Your Name di Makoto Shinkai

Your Name di Makoto Shinkai è uno dei tanti regali della mia Lu. Iniziato come lettura condivisa con la nostra Sere, abbiamo fatto fatica a portarlo a termine. Vi è mai successo di trovare l’inizio di un libro un po’ difficile da digerire e poi di arrivare, finalmente, ad una svolta? Ecco, questo è quello che mi è successo con Your Name, peccato che subito dopo sia ripiombata nella ‘difficile digestione’. Il terzo capitolo l’ho adorato, gli altri, devo essere sincera, un po’ meno. I nostri protagonisti si chiamano Mitusha e Taki. La prima è una liceale che vive in una città di montagna, mentre il secondo è un coetaneo che abita a Tokyo. I due, per uno strano scherzo del destino, si ritrovano a vivere l’uno nel corpo dell’altro. Questo ‘scambio di identità’, se così possiamo chiamarlo, avviene in sogno e non è lineare, ma quasi alternato.

taki

“I ricordi delle giornate in cui mi scambio con lui si perdono immediatamente al momento del risveglio. Come dopo un sogno particolarmente vivido”

Mitusha vive la vita di Taki e viceversa. Non sono loro a decidere come e quando scambiarsi le esistenze, ma il tutto avviene sempre e solo in un momento specifico: durante il sonno. I due liceali non sanno nulla l’uno dell’altro, per cui inizialmente si sentono perduti, in una specie di bolla, ma successivamente trovano un modo per ‘comunicare’.

mitusha

“Che si tratti di acqua, di riso o sake… l’atto di immettere qualcosa nel corpo si chiama Musubi. Una cosa che entra nel corpo si lega all’anima”

Una cosa che ho apprezzato molto di Your Name sono i riferimenti ad una cultura completamente diversa da quella occidentale. Il singificato del “Musubi” – fino a questo momento termine a me sconosciuto – mi ha affascinato tantissimo.

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Nel complesso non so come giudicare Your Name di Makoto Shinkai, forse direi che è il classico “NI”. Non mi ha entusiasmato particolarmente e l’ho trovato molto simile al film “Boygirl – Questione di… sesso”. Non so quanti di voi conoscano questa commedia uscita nel 2006, ma l’idea di fondo del romanzo è la stessa. Nel libro la linea è meno ironica rispetto alla pellicola e un ruolo fondamentale è giocato dal destino, ma l’ho comunque trovati sulla stessa lunghezza d’onda. Lo consiglierei? Non so. Se siete abituati al modo di scrivere degli autori giapponesi direi che vi potrebbe piacere. Se, invece, amate la scrittura fluida vi consiglierei altro.

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PS: Nel 2016, poco dopo l’uscita del romanzo, è uscito il film di Your Name.

A cura di Fabrizia Volponi

Sotto la neve vapore di Piero Campanini

piero campanini

Sotto la neve vapore di Piero Campanini è un’altra chicca che la mia fidata Lu è riuscita a scovare sul web. Un romanzo che avevamo iniziato a leggere come lettura condivisa con la nostra Sere, ma che tutte e tre abbiamo accantonato. Avete presente quando non è il periodo giusto per un libro? Ecco, nessuna di noi aveva l’animo adatto per assaporarlo nel modo giusto. Poi, qualche giorno fa mi sono decisa a riprenderlo in mano. Piuttosto che ricominciare la lettura da dove l’avevo lasciata, l’ho trattato come se fosse un nuovo libro: mai scelta fu più azzeccata. Sono rimasta letteralmente folgorata dal modo di scrivere di Campanini, che non conoscevo affatto, e mi sono innamorata del pittore finlandese Hugo Simberg. Sono sempre stata una fan sfegatata dell’arte, in tutte le sue forme, tanto che ho scritto una tesi di laurea ‘sull’insegnamento attraverso l’arte’, e sono rimasta incantata dal quadro “L’angelo ferito”. Pensate che il pittore finlandese non ha mai voluto spiegare il significato dell’opera per lasciare libero l’osservatore e non condizionare le sue emozioni. È proprio da questa opera del 1903, conservata nell’Ateneum di Helsinki, che inizia la nostra avventura con Sotto la neve vapore.

l'angelo ferito

La nostra protagonista si chiama Cloe Battisti ed è colei che viene incaricata di ritrovare il famoso quadro di Hugo Simberg, rubato durante uno spostamento da Kuru (piccola cittadina finlandese) all’aereoporto di Tampere. Qui “L’angelo ferito” avrebbe dovuto prendere un volo per tornare ad Helsinki. La più grande opera dell’artista finlandese, però, si perde fatalmente nel Parco Nazionale di Seitseminen e il suo ‘trasportatore’ Karl muore.

La quasi totalità erano storie sciagurate, consumate nella caparbia volontà di ottenere successo, ricchezza e prestigio. La maggior parte dell’umanità s’era illusa di poter trovare nel potere la propria realizzazione spirituale. Mi aveva avvilito comprendere che erano stati i miei stessi ideali e, riconoscendomi pari a quelle vite inique, non riuscivo a smettere di rammaricarmi per lo spreco che avevo fatto di me stesso”

campanini

È così che iniziano due racconti paralleli che, inevitabilmente, si incontrano e si intrecciano per tutto il romanzo. Dalla prima pagina all’ultima si parla di vita, morte e amore. Dalla primissima parola fino alla conclusiva c’è un alone di mistero difficile da spiegare a parole. Cloe è sempre Cloe, così come Karl è sempre Karl, ma chi sono nella realtà? C’è una sola vita destinata ad ognuno di noi? Esistono le ‘seconde possibilità’? Piero Campanini, con una scrittura per niente noiosa e mai banale, ci fa fare un doppio viaggio: quello di Cloe nella vita reale e quello di Karl in una realtà trascendentale.

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Per la stesura di Sotto la neve vapore, Campanini si è fatto ispirare dal medium brasiliano Francisco Cândido Xavier, colui che ha scritto il famoso Nosso Lar. Non so quanti di voi conoscano questo autore o abbiano mai visto il film omonimo, ma la sua idea di ‘vita dopo la morte’ è molto interessante. Personalmente ho provato più volte a vedere il film, ma, non essendo disponibile in italiano e solo con i sottotitoli, l’ho abbandonato più volte senza mai portarlo a termine. Nonostante tutto, credo che la vita di Francisco Cândido Xavier sia stata estremamente interessante, a tratti anche drammatica, e che meriti di essere conosciuta.

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Tornando a Sotto la neve vapore, i miei complimenti vanno a Piero Campanini perché ha scritto un romanzo ricco di speranza, mai banale e con qualche pizzico di humor che non guasta mai. Se proprio devo trovare una pecca… ci sono alcuni errori di editing che snervano un tantino, ma visto il contenuto tanto avvincente, ci si può anche passare sopra.

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PS: Le immagini sono quadri realizzati dallo stesso Piero Campanini.

A cura di Fabrizia Volponi

Unique di Carmen Weiz

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Questo è per me un periodo di nuove scoperte in ambito letterario perché, anche in questo caso, non conoscevo il genere thriller romance prima di chiacchierare con la blogger ‘Un tè con la Palma’. Dopo aver sentito le sue impressioni in merito a questo libro, ho deciso di provare a leggerlo. Ci troviamo di fronte a un thriller che definisco psicologico, che ci trasporta nei meandri più oscuri della mente umana, facendoci toccare con mano cosa si innesca nei sentimenti e nelle emozioni delle persone che hanno subito un trauma.

Dopo dieci anni passati a negare la sua vera natura, Lara si interroga sulla sua vita e soprattutto sulla figura del marito Hansrudi, un famosissimo psichiatra che ha reso Lara non più una donna, ma un oggetto da esporre e da esibire, senza più alcun pensiero.

La protagonista vive di insicurezze, vittima di un uomo manipolatore che gioca con le sue debolezze.

manipolatore

 

Quello che desiderava era distruggere la mia identità

Quante donne vivono in questa condizione, in silenzio e hanno paura di reagire? Quanti casi di cronaca di questo genere si susseguono giornalmente?

In questo libro viene descritto minuziosamente il calvario di questa donna e della sua silenziosa sofferenza. Un giorno, lo psichiatra si trova sulle piste da sci in Corviglia e, a seguito di un incidente, si ritrova ricoverato in prognosi riservata.

Lara si trova a casa da sola, in compagnia del suo gatto Sonic, e attende con pazienza la ripresa del marito, monitorando la situazione con visite in clinica e chiamate all’ospedale.

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Inizierà però a notare una presenza sospetta e misteriosa nella sua casa. Profumi mai sentiti prima, oggetti che trova non al loro posto, la sensazione costante di sentirsi osservata…

Decide quindi di contattare una squadra speciale per indagare su questi fatti e l’incarico verrà affidato a Kieran, un militare preparato e specializzato in questo tipo di situazioni. Kieran accetterà subito la missione, conoscendo inoltre molto bene il marito di Lara con cui ha ancora un conto in sospeso… Chi è lo stalker di Lara? Cosa si nasconde dietro allo psichiatra?

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La stesura di questo libro è accurata e molto particolare perché ogni capitolo è dedicato ad uno dei protagonisti della vicenda che dialogano in prima persona. Questo lo amo molto nei libri, perché il lettore riesce ad immedesimarsi in ogni personaggio. Mi sono sentita stalker, militare e una donna senza identità. Carmen Weiz, nonostante la scrittura scorrevole, non è mai banale e i dialoghi sono veri, concreti ed ogni protagonista si differenzia dall’altro evidenziando le proprie peculiarità.

Troveremo anche una storia d’amore, di quelle carnali e travolgenti, che solitamente non amo molto nei romanzi thriller ma che Carmen non rende stucchevole e scontata, proprio perché il rapporto d’amore non è il tema centrale della storia, ma tramite esso Lara si salverà, riscoprendo sé stessa.

amore carnale

Mi è stato veramente difficile capire chi si nascondeva dietro al personaggio misterioso che spia Lara e il lettore vivrà appieno la sensazione di angoscia e di paura senza staccarsi dalle pagine di questo libro.

Ciò che mi ha colpito di più della scrittura di Carmen Weiz è proprio l’analisi della psiche di Lara, che sentivo così vicina a me da poterla quasi sentire reale.

Lui mi aveva insegnato come creare la perfetta illusione; tutto, nei minimi dettagli, semplicemente perché non avrebbe mai accettato altro

illusione

A cura di Lucrezia Medici

The Promised Neverland di Kaiu Shirai

autore

Questa per me è una recensione molto particolare, perché è incentrata su una lettura altrettanto particolare e nuova.

Girovagando per i vari stand presenti al Lucca Comics and Games sono stata attirata fortemente dagli scritti presentati dalla casa editrice J-Pop. Non solo vi erano romanzi, ma anche i manga, che non sono altro che fumetti giapponesi di piccolo formato di qualsiasi genere, fantasy, thriller, romantico, storico e tanti altri.


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Devo dire che questo tipo di letture da sempre mi affascinavano, come del resto qualsiasi cosa appartenga al mondo giapponese, ma non mi ero mai addentrata a fondo nella loro lettura.

Poi, chiacchierando su Instagram con la blogger ‘Fenice fra le pagine’, mi ha consigliato caldamente di provare a leggerlo e quindi mi sono decisa a prenderlo per provare finalmente questo nuovo genere letterario.

Dopo essermi abituata alla lettura ‘al contrario’, devo dire che questo piccolo libro mi aveva già rapita, sia per la storia insolita, inquietante e ricca di sorprese, sia per le bellissime illustrazioni di Posuka Demizu che ha donato ad ogni personaggio, anche ai più marginali, carattere, espressività e originalità.

Vi accennerò brevemente la trama.

La storia è ambientata all’interno dell’orfanotrofio Grace Field in cui vivono molti bambini che attendono impazienti di essere adottati, per vivere così in una vera famiglia.

mamma isabella

A prendersi cura degli orfani e ad accompagnarli nel lungo percorso della loro adozione, c’è Mamma Isabella. Il clima in questo istituto appare tranquillo, i bambini vivono felici tra giochi, studio, vestiti sempre puliti e ottimo cibo.

I ragazzi più grandi aiutano Mamma Isabella a prendersi cura dei bambini più piccoli e tra questi troviamo i protagonisti principali del libro, Emma, Norman e Ray. Questi ultimi hanno tutti undici anni e superano sempre brillantemente i test a cui vengono sottoposti.

ragazzi

Un giorno, la dolce bambina Conny, si prepara per essere adottata. Ed è da questo evento che la vita di Emma e Norman verrà totalmente sconvolta…

Cosa si nasconde dietro la quiete dell’istituto e l’amorevolezza di Mamma Isabella?

Cosa ci sarà al di fuori dell’istituto? Perché i bambini devono stare lontani dal cancello e dal recinto dell’orfanotrofio?

Il cancello… chissà da cosa ci protegge questo cancello

 

 

emma

Da questo momento il lettore verrà catapultato all’interno della storia e sentirà l’esigenza di unirsi alla lotta disperata di Emma, Norman e Ray per scoprire la terrificante verità che si nasconde dietro a Grace Field e a Isabella.

Questo è solo il primo volume che fa parte della serie e vi posso semplicemente dire che sto attendendo con ansia il secondo volume, perché è davvero una saga da leggere.

manga

A cura di Lucrezia Medici

Le tre pietre di Flavia Bujor

flavia bujor

Le tre pietre di Flavia Bujor è un regalo più che apprezzato della mia dolce Lu. Sarò sincera, non amo i fantasy e lei che mi conosce bene me lo ha donato con una promessa: “Vedrai che ti piacerà”. Mi sono fidata e, come sempre, ne sono uscita più che soddisfatta. Un libro che ti chiede di essere letto, che ti porta in mondi lontani ma in fondo vicini… che ti parla di magia, ma che sembra narrarti la realtà che ognuno di noi vive ogni giorno. Ne Le tre pietre c’è l’amore, l’amicizia, il rapporto genitori-figli, la delusione per i legami che finiscono e per quelli che sfumano, c’è la morte, ma anche la vita. Le nostre protagoniste si chiamano Ambra, Giada e Opale e sono perfette sconosciute fino al giorno del loro quattordicesimo compleanno. In questa data tanto importante, le ragazze ricevono in dono le tre pietre che le rappresentano che sono corrispondenti ai loro nomi. Ambra, Giada e Opale, ognuna completamente diversa dall’altra, hanno una “Profezia” da compiere non possono tirarsi indietro. Iniziano così un viaggio che le porterà ad incontrare tanti personaggi, sia buoni che cattivi, e ognuno di questi rivelerà loro qualcosa di importante.

pietre

“Alla fine della vita, rare erano quelle che si rendevano conto di aver rincorso invano un ideale insensato, che la loro bellezza non era servita a nulla, e che si erano dimenticate di vivere, semplicemente”

Questo pensiero mi ha colpito molto, soprattutto perché quando l’autrice ha scritto Le tre pietre aveva soltanto 13 anni e correva l’anno 2002. Quasi 18 anni fa… in quel periodo erano pochi quelli che utilizzavano i social, luogo per eccellenza dove milioni di persone passano il tempo a rincorrere una bellezza assoluta. La ricerca del filtro migliore, della posa che fa sembrare più snelle, più alte, più prosperose e via dicendo, ma il quesito – almeno nella mia testa – resta sempre lo stesso: queste persone si ricordano di vivere?

donne allo specchio

“È strano constatare fino a che punto ci si può sbagliare. Si corre il rischio di apprezzare una persona, nonostante possa essere una nemica, rappresentare un pericolo. Si ignorano i segnali e si crede di costruire un’amicizia ancora fragile, un’intesa reciproca. E poi si è costretti a vedere quello che si era creduto di poter ignorare. Dall’oggi al domani si scopre una nemica, là dove ieri si sarebbe giurato di vedere un’amica”

Non so voi, ma sono pronta a scommettere che chiunque, almeno una volta nella vita, si sia trovato a dover fare i conti con quella che potremmo definire una ‘falsa percezione’. Vedere un’amica dove non c’è è un abbaglio che, forse, fa più male di una delusione d’amore. Certo, parlare con il classico senno di poi è semplice, ma a mente fredda si colgono dettagli che ci fanno chiedere: “Come ho fatto a non accorgermi di nulla?”.

amicizia

Giada, Ambra e Opale, nonostante siano l’una l’opposto dell’altra, riescono pian piano a conoscersi e ad apprezzarsi. Ne Le tre pietre c’è la classica lotta tra Bene e Male, ma ci sono davvero tanti spunti di riflessione. C’è l’invito a concentrarsi sul ‘qui e ora’, a coltivare sempre la speranza e a non smettere mai di combattere. Contrapposto al mondo parzialmente fantastico che ci presentano le tre protagoniste c’è quello reale di Goa, una 14enne che vive a Parigi e che sta affrontando una battaglia su un letto di ospedale. Stanca della malattia, la giovane vuole abbandonarsi alla morte e smettere di lottare. Le due vicende si intrecciano in modo magistrale, tanto che si fa quasi fatica a credere che quando l’autrice Flavia Bujor ha scritto Le Tre Pietre avesse solo 13 anni.

“Tu vivi, e finché vivrai non potrai rinunciare a sperare di vivere ancora”

vivere

A cura di Fabrizia Volponi

Terapia d’amore di Daniel Glattauer

daniel glattauer

Questo piccolo libricino me lo ha regalato una mia collega che è soprattutto una cara amica.

Amo molto il modo di scrivere di Glattauer, infatti con la mia Fabri avevo letto Le ho mai raccontato del vento del nord e il suo seguito La settima onda.

Una sera, preparandomi al turno lavorativo notturno, ho deciso che Terapia d’amore era il libro giusto da portare con me, per allietarmi durante qualche pausa. Mi sono trovata di fronte a un piccolo gioiello letterario, scritto in maniera insolita e particolare. Appare da subito evidente che questo libro richiami la stesura di un copione teatrale. I dialoghi di ogni personaggio sono preceduti sempre dal loro nome e si entra subito in ogni protagonista. Mi sono resa conto che, dopo alcune difficoltà iniziali di lettura, pagina dopo pagina questo stile narrativo mi faceva sentire addosso ogni personaggio.

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La storia sembra la classica e banale coppia che affronta una crisi matrimoniale, che inizia come una favola, ma che poi si sgretola dopo la nascita dei figli e degli impegni quotidiani.

Joana e Valentin quindi, decidono di chiedere una consulenza a un terapeuta.

terapia

La vicenda si svolge nello studio dello psicologo ed iniziano i classici rinfacciamenti tra marito e moglie. Sembrerebbe una storia banale, ma il terapeuta riserverà al lettore un colpo di scena che non avevo assolutamente previsto…

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I dialoghi sono brevi e realistici, tanto che diventa difficile staccarsi da questo piccolo libro che, in poche righe, non solo racchiude le dinamiche di ogni relazione, tra ricordi belli e indimenticabili ai momenti di crisi, ma fa comprendere quanto noi, accecati troppo spesso dalla rabbia, dal rancore e da inutili rinfacciamenti, perdiamo di vista ciò che di importante c’è nelle persone a noi care, quelle che più amiamo. A volte basta guardarsi dentro, fino in fondo all’anima, per ricordare quanto chi ci è vicino sia prezioso.

coppia

A cura di Lucrezia Medici

Dialogo con una farfalla di Domingo Lupi

domingo lupi

Ho aspettato molto prima di recensire Dialogo con una farfalla di Domingo Lupi e i motivi sono principalmente due: ho visto nascere questo libro e conosco l’autore. Mille domande si sono affacciate nella mia mente già di per sé complicata: Sarò in grado di essere imparziale? Sarò troppo severa? Troppo buona? Sarò troppo… troppo? Alla fine ho pensato di lasciarmi guidare dall’istinto, sperando che lui sappia accompagnarmi in questa ‘difficile’ recensione.

intro

Il protagonista del nostro romanzo è Luca, un uomo di quasi 40 anni, che si trova a fare i conti con un grande abbandono, quello della moglie Sara. Un giorno, mentre cerca di capire perché quell’amore – sempre se tale si può definire – non gli aveva donato i ‘frutti’ sperati, Luca sente un forte richiamo, quello delle origini. Esce da casa e si ritrova nel paese natale di sua nonna, da poco scomparsa. Con lei aveva trascorso l’infanzia ed è proprio il suo ‘fantasma’ che lo spinge alla prima importante riflessione.

 

“Lei era vissuta nella miseria, nella povertà e soprattutto nell’ignoranza. Eppure aveva sempre saputo chi era. Non si chiedeva per cosa fosse nata, sembrava lo avesse sempre saputo. Non si chiedeva cosa fosse la felicità, dove fosse la felicità. Viveva. La sua vita, pur nella sua semplicità e genuinità, era stata come un bel quadro pitturato da uno sconosciuto raffigurante un paesaggio semplice e sereno. Lei era sempre stata serena, sorridente, positiva. E io? Perché non ci riesco, io?”

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Lo smarrimento: chi non ha mai vissuto un momento simile? Chi ha avuto la fortuna di avere un nonno o una persona anziana con cui parlare sa benissimo a cosa si riferisce l’autore. Un tempo, i mille problemi che noi oggi ci facciamo non esistevano. La vita scorreva lenta e, soprattutto, in modo più semplice. In campagna, poi, non si aveva tempo di chiedersi cosa fosse la felicità perché c’era da fare, sempre.

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Mentre Luca passeggia in questo paesino di montagna ed è immerso nei suoi pensieri, subentra quello che potremmo definire il ‘personaggio chiave’ del romanzo: una farfalla. Quasi come se fosse il Grillo Parlante di Pinocchio, l’insetto spinge il nostro “ragazzo triste” a delle riflessioni importanti.

“Certo che nella ricerca di se stessi si prova dolore. Non pensare che sia facile, il tuo dolore di questo momento ti farà entrare sempre di più nella profondità della tua anima e farà riemergere tutti i sentimenti, le sensazioni e le emozioni che nel corso degli anni hai nascosto nell’inconscio”

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Siamo cresciuti sentendoci dire che tutte le emozioni che etichettiamo come ‘negative’ sono un male da cui tenersi ben lontani. Eppure, riflettendoci bene, il dolore è sempre un’emozione e non andrebbe mai soffocato. Perché si ride alla luce del sole e si piange al buio senza farsi vedere da nessuno? Hai voglia di piangere? Fallo. È questo voler soffocare le emozioni negative che poi ci rende del tutto impreparati alla gestione delle stesse. Quello che oggi ci provoca dolore, in un secondo ‘tempo’ sarà un’arma che giocherà a nostro favore. Respirare il momento, sempre e comunque, è l’unica strategia giusta che possiamo attuare per vivere meglio.

 

Dialogo con una farfalla di Domingo Lupi è un romanzo introspettivo, che ci presenta la ‘caduta’ di un uomo estremamente razionale. Luca è convinto che con una buona posizione economica e con una moglie “bella il giusto” la vita sia perfetta, eppure la farfalla smonterà ogni sua credenza. Il nostro protagonista riuscirà a rialzarsi? Riuscirà a capire i suoi errori? Tornerà ad amare? Lascio a voi la curiosità di scoprire le risposte.

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PS: Le illustrazioni e l’immagine di copertina sono realizzate da Alessia Lupi.

A cura di Fabrizia Volponi